Lean life style - una rivoluzione culturale

Lean life style – una rivoluzione culturale

Il mondo industriale” è spesso percepito come un Universo governato da logiche proprie, lontane anni luce da altri Universi, come ad esempio quello umanistico, artistico, filosofico.

Un po’ come mettere a confronto il freddo e il caldo, classicismo e romanticismo.

In me, questa convinzione, a onor del vero, aveva cominciato a scricchiolare dopo aver letto il capolavoro di Robert Pirsig, “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”.

Il fulcro del pensiero che soggiace a questo romanzo/saggio del 1969 è il seguente:

Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore.” [Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta]

Da questo spunto Pirsig poi cercherà di fondare quella che lui stesso chiamerà la “Metafisica della qualità”.

Pirsig dunque parla di un approccio alla vita che non dovrebbe essere prettamente “classico” né, tanto meno “romantico”: il tutto si trova in ogni parte.

Questo pensiero doveva girarmi probabilmente nella testa quando entrai per la prima volta in contatto con il cosiddetto “pensiero lean”.

Un pensiero nato nelle fabbriche.

La “lean pruduction” è detta anche “Toyota way” e non è altro che lo studio che hanno fatto del “caso Toyota” gli studiosi americani Daniel T. Jones, P. Womack e Daniel Roos, autori nel 1993, del best seller “The Machine That Changed World”.

Testi poi più recenti hanno spostato il ragionamento, dalla lean production al lean thinking, di fatto portando questo approccio fuori dalle fabbriche, per applicarlo alla vita di tutti giorni, un vero e proprio lean life style.

Il fulcro del pensiero lean sta nel guardare lontano, in un’ottica di lento miglioramento continuo, partendo innanzitutto dall’eliminazione degli sprechi (Muda).

In un approccio lean, l’immediato non può che apparire ingannatore: ci fa fare passi falsi, ci porta a rinunciare a “pensare in grande”.

La particolarità del pensiero “lean” sta nella sua origine: la lean è una “filosofia” che nasce da esigenze pragmatiche, l’esigenza di risolvere un problema, di ridurre gli sprechi e, per questo, è una filosofia del tutto moderna. Una filosofia-strumento avente come scopo non un incremento produttivo immediato, un miraggio di guadagni improvvisi e repentini, ma la “progettazione” di un futuro di benessere, diffuso per tutti: per l’azienda, ma anche per le persone che vivono e lavorano nell’azienda: la lean ha bisogno dell’adesione delle persone, della comprensione da parte di tutti gli attori della produzione di come essa costituisca una maniera nuova, prima di tutto, di approcciarsi alla vita.

“Vivere soltanto in funzione di una meta futura è sciocco. È sui fianchi delle montagne, e non sulla cima, che si sviluppa la vita” [Robert Pirsig – Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta]

Una delle motivazioni per cui un’azienda comincia ad interessarsi alla lean e quindi ad integrare un lean manager nel proprio staff è la crisi.

Purtroppo, bisogna ammetterlo, difficilmente ci mettiamo al lavoro per una progettazione di largo respiro, se non siamo obbligati da difficoltà stringenti.

Per questo motivo, in Italia, la lean è arrivata in ritardo, anche nelle aziende più grandi. È arrivata insieme alla crisi: al giorno d’oggi se ne parla tanto e tanti soggetti si propongono come promotori e consulenti per iniziare un approccio lean nelle fabbriche, e non solo.

Non bisogna confondere il pensiero lean con un generico “buon senso”. Il pensiero lean ha bisogno delle persone, che ne parlino, la spieghino e degli strumenti adatti.

Strumenti progettati e mirati proprio in funzione di una logica lean.

“Mi tornò in mente che mio padre non mi dava mai più di quattro cartucce quando andavamo a caccia di scoiattoli per togliermi la tentazione di sparare a casaccio. “Il fucile è solo uno strumento” – mi diceva sempre…” [Joe R. Lansdale – La foresta]

Questi strumenti riguardano le tipologie più svariate: esistono, ad esempio, aziende che producono hardware per la movimentazione della merce, in ottica lean, cioè realizzandoli in maniera che possano essere facilmente montati e smontati, leggeri e resistenti: riducono lo spreco di spazio e tempo.

Esistono poi soluzioni software, che è poi ciò di cui ci occupiamo alla Next: software per il monitoraggio ed il miglioramento continuo dei processi produttivi.

Una soluzione software, ad esempio, può portare a monitorare la produzione e ricevere dati oggettivi di ogni tipo (efficienza (OEE o Andon), controllo statistico di processo, just in time (kanban), WMS (Wharehous management system), monitoraggio consumi energetici rapportati alla produzione) e quindi eliminare gli sprechi, ottimizzando le procedure e conseguendo infine, quel miglioramento continuo che è il cuore della filosofia lean.

Insomma il pensiero lean costituisce, prima che un cambiamento di semplici procedure, una vera e propria rivoluzione culturale. Ogni rivoluzione che si rispetti determina un cambiamento di “testa”, di abitudini, di gesti, di strumenti… e di sguardo al futuro.

Ascoltando: Lamb – “Gabriel
Lettura in corso: “Lo Zen e L’arte della manutenzione della motocicletta” di Robert Pirsig
Mood: Riflessivo

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