Human in the loop

Human in the loop” è un’espressione che ultimamente incontriamo quando andiamo a parlare di automazione, IoT e smart factory.

In effetti, è proprio di ambienti “smart” che si va discutere quando si parla di questo concetto: cos’è il loop in cui si va a trovare l’essere umano?

Questo loop è quello smart enviroment costituito da macchine e devices che consentono degli automatismi.

 

Quindi il tema è: come collocare “l’umano”, la persona in un ambiente fortemente automatizzato?

 

Ma prima bisognerebbe anche interrogarsi sul concetto di smart e definirne il concetto.

Il concetto di smart infatti spesso va ad indicare contesti differenti, nei quali l’uomo ricopre differenti ruoli e realizza differenti scopi.

Un concetto di “smart enviroment”, molto spinto lato machine, fa riferimento ad un ambiente system oriented, cioè un ambiente che non prevede assolutamente la presenza umana nel “loop”.

In questo ambiente, il sistema è in possesso di dati che possono conferirgli un ruolo attivo nel prendere decisioni o, in alcuni casi, addirittura proattivo. L’uomo è praticamente assente perché l’ambiente è in possesso di tutti i dati necessari per poter fare le proprie valutazioni.

Questo tipo di sistema, però, non è al riparo da inconvenienti causati proprio dalla automazione pressoché totale degli eventi.

Qualsiasi cambiamento improvviso, non previsto dalle esperienze che fanno parte del proprio knowledge, portano lo smart environment a prendere decisioni sbagliate, inutili e, in certi casi anche dannose.

Facciamo un esempio riferito alla domotica: una casa completamente automatizzata può ben rappresentare uno ambiente come quello di cui stiamo parlando. La casa può aver immagazzinato talmente tanti dati su chi la abita da poter rappresentare un ambiente che può agire in tutta autonomia, regolando, ad esempio, l’apertura di porte, finestre, regolando il consumo energetico e l’utilizzo degli elettrodomestici: il tutto calato sullo stile di vita e le esigenze di chi la abita. Ma che succede se all’improvviso cambiano gli abitanti della casa? I vecchi padroni si prendono una vacanza e ospitano degli amici. Potrebbero venire a crearsi diversi inconvenienti per i nuovi ospiti: da una casa troppo fredda o troppo calda per i propri gusti, un frigorifero che si rifornisce con cibo non in linea con la dieta vegetariana dei nuovi abitanti, ecc…

Un altro concetto di smart environment, prevede invece la mediazione della presenza umana: un sistema human in the loop, appunto.

Si tratta di un sistema “people oriented”: in questo ambiente saranno le persone ad avere la responsabilità di azioni e decisioni. È proprio per questo che si dice che questo tipo di soluzione segua la logica “smart spaces make people smarter”.

L’obiettivo dell’automazione, in questo caso sarà quello di fornire devices che avranno la funzione, anche qui, di raccogliere dati e aggregarli per poi fornirli, nella maniera più user friendly possibile, alla persona incaricata di prendere decisioni opportune basate sui dati a disposizione.

In questo ambiente la persona, seppur circondata dal loop, dalle macchine, riserva per sé un ruolo rilevante e decisivo, mantenendo di fatto, il controllo di tutto il flusso.

Lo scenario dello “Human in the loop” ci permette meglio di capire cosa diciamo quando affermiamo che le macchine non sostituiranno l’uomo, ma questi rappresenterà una risorsa sempre più avanzata e specializzata. L’operaio generico (questa sì!) è una figura destinata a scomparire, sostituita da quella di un operaio che avrà ricevuto una formazione di livello avanzato.

Questo operaio sarà in grado di interfacciarsi con device di vario tipo (monitor, pannelli touch screen, tablet, … next thing…), avviare procedure, arrestarle, risolvere problemi sul campo prendendo le dovute decisioni.

È ovvio, che in certi casi sarà preferibile questo tipo di prospettiva (people oriented), ma in altri sarà preferibile la prima (system oriented): la soluzione migliore è da valutare caso per caso.

Potendo scegliere, un ambiente in cui l’uomo riesca a ricoprire un ruolo importante, si fa preferire in quanto risulta ideale il mix tra intelligenza artificiale e capacità intuitiva umana.

Inoltre uno schema che prevede un ruolo umano risulta strategico laddove si parli di “machine learning”, cioè di un ambiente in cui la macchina ha bisogno di imparare e perfezionare il proprio lavoro. In questo contesto, la macchina si affida al giudizio umano tutte le volte che riconosce di non avere informazioni sufficienti per agire. L’operato della macchina, quindi, viene sottoposto al giudizio umano: laddove questo fosse positivo, l’azione approvata diviene un nuovo stabile modello operativo per la macchina.

Per fare un esempio pratico, un ambiente “human in the loop” è ben rappresentato dalle automobili che guidano in maniera autonoma (self driving car). Nel caso di Tesla, la macchina guida da sola, ma l’uomo ha sempre il volante in mano e quando questa si trova in una situazione di dubbio, lascia i comandi all’uomo.

In definitiva significa che, per l’Intelligenza artificiale, è di vitale importanza l’assistenza, il tutoraggio potremmo dire, dell’uomo, senza il quale difficilmente potrà avvicinarsi alla perfezione, anche perché, nel caso delle self driving car, un buon risultato non può essere considerato un risultato accettabile, per motivi evidenti.

E se l’uomo sarà utile alla macchina, sarà altresì vero che la macchina sarà utile all’uomo: perché non lo andrà a sostituire, ma a rendere il suo lavoro molto più accettabile, soddisfacente ed efficiente.

Tutto sommato, al giorno d’oggi, un processo totalmente automatizzato, dall’inizio alla fine, non esiste. Promettere una cosa del genere è ancora un azzardo: l’uomo è ancora necessario.

 

Quello che però è essenziale e che vogliamo affermare in questo post, è che diventi sempre più diffusa una cultura dell’informazione ed uscire definitivamente da una mentalità che vede nelle macchine un ostacolo, un pericolo, una disumanizzazione.

 

Ascoltando: David Bowie – “No control
Lettura in corso: “Umano troppo Umano” di Friedrich Wilhelm Nietzsche
Mood: Futurista

Digital strategist

Next

La NeXT è una software house che produce e commercializza sistemi informatici studiati per fornire informazioni e dati aggregati al management aziendale, supportandolo nelle decisioni operative.

La NeXT può garantire una eccellente qualità del servizio, grazie alla tecnologia della programmazione ad agenti, unica nel settore.

 

 

 

Dove siamo

Sede Operativa
via Ancona 55/A
60030, Castelbellino (AN)

Sede Legale
via Nazario Sauro 11/a
60035, Jesi (AN)

Tel: 0731696646
Fax: 0731690464
Email: info@mynext.it

P.IVA: 02510420421

 

Contatti

Project manager
Nicola Bergantino
n.bergantino@mynext.it

Commerciale
Giampiero Giannoni 
g.giannoni@mynext.it

Lorenzo Bravi
l.bravi@mynext.it

Amministrazione
Marina Minischetti
m.minischetti@mynext.it

Chatta con noi.

Scannerizza il logo con Messenger