Oggi parliamo della fatica che spesso fa l’innovazione tecnologica ad essere accettata dalla comunità.

C’è sempre un diffuso alone di diffidenza di fronte a tutto ciò che è nuovo: diffidenza a volte giustificata, altre volte alimentata da una letteratura fantascientifica spesso distopica.

La tecnologia dunque diventa sinonimo di super controllo, di strumento di potere, di coercizione.

La tecnologia o sostituisce l’uomo o lo controlla esattamente come un automa.

La maniera di “vivere l’innovazione”, specie se tecnologica, fa parte dell’indole di ciascuno di noi, della maniera con cui ci rapportiamo con l’imprevisto, con il nuovo: è uno stimolo o una preoccupazione? Un’opportunità o un incidente di percorso?

In realtà non c’è un modo giusto e un modo sbagliato di approcciare il futuro: una sana paranoia ci mette al riparo probabilmente da scelte avventate dettate dall’entusiasmo; è vero però, che aver saputo cogliere le opportunità nascoste dietro al progresso, ci ha consentito di potenziare enormemente le nostre capacità, fisiche, sensoriali e razionali.

Come uscire dunque da questa empasse? Semplice: non spegnere mai, mai il cervello. Ragionare su tutto ciò che si pone dinnanzi alla nostra attenzione, con spirito critico e apertura mentale.

Oggi i braccialetti Amazon…

L’ultimo spauracchio propostoci dalla cronaca sono i braccialetti che Amazon vorrebbe mettere ai propri dipendenti per controllarli

Se fosse la trama di un film, sarebbe un film di infima serie: trama scontata, trita e ritrita.

Infatti non è proprio così che è andata.

Amazon non ha prodotto alcun braccialetto. Amazon ha depositato un brevetto.

Questi braccialetti a cosa servirebbero?

A consentire all’operatore di trovare in breve tempo un pacco da uno scaffale grazie alla vibrazione del braccialetto.

Dov’è il controllo? Diciamo pure che Amazon ha mille modi per controllare i propri dipendenti, visto che, tutto sommato, controlla tutti noi, monitorando i nostri gusti, i nostri acquisti…il nostro journey

Per qualche copia di giornale venduta in più, per qualche click in più sul web, si giustificano, ahimé, titoli altisonanti, pre-visioni catastrofiche.

Come se non fosse vero che, il giorno che abbiamo sottoscritto un contratto per utilizzare Internet, abbiamo, di fatto, deciso di essere tracciati, guidati… controllati.

La diffidenza nasce sicuramente dall’ambiguità. L’ambiguità che c’è dietro un’azione di monitoraggio.

Cos’è che viene monitorato?” dovremmo chiederci.

W. Edwards Deming

W. Edwards Deming

La sfida odierna, e lo sarà ancor più nel futuro, è possedere e saper interpretare dati, big data. Le aziende hanno la necessità di sapere dove possono migliorare, dove si nascondono le criticità.

Come diceva DemingSenza dati sei solo una persona con un’opinione”.

La cosa veramente importante è che la tecnologia, la ricerca, non vadano a scapito della qualità della vita lavorativa delle persone.

L’innovazione è realmente tale solo sé, oltre a ad avere come obiettivo l’efficienza, va a tutelare anche il benessere del lavoratore. Se così non fosse, si cadrebbe in un contro senso, in quanto è risaputo che il benessere del lavoratore è alla base della sua efficienza sul luogo di lavoro.

È per questo che molte grandi aziende hanno investito, da anni, in asili interni che permettano ai lavoratori, madri o padri, di gestire i propri figli, o in palestre, o nell’ergonomia dei luoghi di lavoro.

Il benessere del lavoratore quindi, è, e deve rimanere sempre al centro.

L’unica cosa che bisogna tenere d’occhio, e qui la sana paranoia ci deve tutelare, è l’uso che si potrebbe fare un giorno, dell’intelligenza artificiale e dell’automazione

…Ieri il sistema Andon…

Accenniamo all’Andon perché si tratta di un sistema di monitoraggio della produzione che, soprattutto in passato, è stato visto come uno strumento di controllo dell’operatore. Da qualcuno viene in effetti vissuto in questa maniera.

In cosa consiste l’Andon? Nasce come un sistema che, attraverso l’utilizzo di colori (semafori colorati…palline colorate…) fornisce importanti KPI riguardanti l’andamento della produzione.

Oggi giorno ne esistono versioni software che riescono a fornire dati digitali, in tempo reale: quanto tempo le macchine sono disponibili, quanto veloce è il flusso, quanti problemi di qualità emergono.

Tabellone Andon (LED TV)

Tabellone Andon (LED TV)

Fosse davvero uno strumento di controllo degli operatori, vien da dire che l’azienda potrebbe optare per sistemi meno dispendiosi. In realtà è uno strumento per capire dove stanno le criticità della produzione:

  • Troppi fermi macchina = problema di manutenzione
  • Flusso lento = problema organizzativo generale e/o di spazi di lavoro
  • Problemi di qualità = i motivi possono essere diversi, ad esempio un problema di progettazione delle macchine coinvolte nella lavorazione, oppure un flusso di lavoro (takt time) troppo veloce che impedisce all’operatore di porre la necessaria cura nel proprio lavoro

Questi dati risultano visibili da tutti, attraverso grandi TV LED presenti su ogni linea.

Forse è proprio questa manifestazione visiva del sistema che può indurre qualcuno a scomodare visioni Orwelliane…visioni appunto, non certo un’accorta analisi di chi questi strumenti li utilizza tutti i giorni.

La tecnologia è (solo) uno strumento

La tecnologia è virtuosa quando risponde a domande. O quando le anticipa.

Come si può fare questa cosa meglio? Che vuol dire meglio?

Più rapidamente.

In maniera meno faticosa.

Più precisa.

Senza sprechi.

Facciamo un esempio.

Uno strumento nato per guidare gli operatori, che tanto somiglia, a ripensarci, all’utilizzo (reale) del braccialetto elettronico di Amazon, è ad esempio il pick to light.

In una linea di assemblaggio, l’operatore si trova a dover utilizzare una serie di utensili organizzati in diversi scaffali. Un operatore esperto non avrebbe problemi a ricordare la sequenza di operazioni da fare.

Come evitare errori? Come evitare spreco di tempo nel pensare quale utensile debba essere utilizzato? Cosa succede se un giorno l’operatore esperto è assente o va in pensione?

Il sistema pick to light indica all’operatore, attraverso una luce posta su ogni scaffale, quale utensile utilizzare, step by step, tagliando di fatto i tempi di pausa tra un’operazione e l’altra e rendendo notevolmente più rapida la curva di apprendimento di un operatore poco esperto.

Lo stesso sistema che gestisce il pick to light sarebbe in grado di gestire anche l’AGV che trasporta il prodotto da assemblare (ad esempio un motore), sincronizzandosi perfettamente con il pick to light e quindi restando sempre al fianco dell’operatore.

È tanto simile al braccialetto no? Perché tanto rumore quindi per questo “brevetto” di Amazon?

Probabilmente un po’ dipenderà dal fatto che Amazon, presso molti ambienti, ha un problema di reputation. In secondo luogo, un braccialetto, come oggetto, ricorda troppo da vicino il concetto di schiavitù… quindi non ha aiutato (fosse stato un occhiale o un guanto!). Terzo, rappresenta una reale novità, in quanto trattasi di una tecnologia wearable, e come tale, si tira addosso gli sguardi degli scettici nei casi migliori, dei diffidenti in quelli peggiori: la tecnologia indossabile rappresenta una frontiera molto prossima (basti pensare agli smart watch), ma ancora non è così diffusa ed è vista come un qualcosa di stravagante (un po’ come i primi cellulari…!).

La sfida dell’intelligenza artificiale

La sfida più entusiasmante per molti, ma che genera anche preoccupazioni per altri, è la realizzazione dell’intelligenza artificiale.

Tra i preoccupati ci sono anche nomi eccellenti che ci hanno abituato a grandi imprese, come ad esempio Elon Musk. La sua preoccupazione ovviamente non è immotivata, ma serve a ribadire la necessità di regolamentazione in materia, prima che diventi un processo troppo avviato per poterlo in qualche modo arginare con leggi a posteriori.

Ma indubbiamente l’Intelligenza artificiale è una grossa opportunità per innumerevoli motivi, almeno noi la pensiamo così.

La fine del 2017, ad esempio, ci ha già visto impegnati in un progetto operativo di intelligenza artificiale che, attraverso il metodo del machine learning e l’utilizzo di un sistema di reti bayesiane, riesce a guidare l’operatore nella scelta migliore per la soluzione di problemi di qualità e di processo. In pratica, il sistema suggerirà un ventaglio di soluzioni (action plans) probabili per la soluzione di un problema. Il progetto si chiama AIOCAP, è già operativo su alcune linee, ma è in fase di perfezionamento. Ne abbiamo già trattato su questo blog in questo articolo.

La storia insegna

Eravamo indecisi se mettere un punto interrogativo alla fine di questo titoletto. Perché non si sa mai: a volte la Storia disegna curve improvvise.., ma noi siamo fiduciosi.

Qual è questo insegnamento che dovremmo apprendere dalla Storia? Che se una cosa è buona, nasce, cresce, si sviluppa. Altrimenti diventa un ramo secco e muore. Cioè lo sviluppo si ferma.

Abbiamo fatto passi da gigante nel settore della medicina, dell’ingegneria, dell’architettura, dell’informatica…, viceversa i metodi di coercizione o di esecuzione di una pena capitale sono rimasti, tutto sommato, quelli di sempre…

Il futuro, nell’ambito lavorativo vedrà una de-materializzazione dello spazio di lavoro e degli utensili. Saremo circondati da oggetti virtuali grazie alla realtà aumentata. Molti tools intelligenti li indosseremo, siano smart glass, braccialetti, guanti, giubbini, ecc..

Prepariamoci a dire addio agli schermi così come li conosciamo oggi: non avremo più a che fare con interfacce, noi stessi saremo un’interfaccia.

Henry Ford

Henry Ford

Il cambiamento può essere fastidioso, spezza le abitudini, costringe a riscrivere le strategie, anche le più vincenti: cambiano le regole del gioco, talvolta il gioco stesso.

Come diceva Henry Ford, “Il segreto del successo, prima di tutto, è essere sempre pronti”.

Ecco cosa ci insegna la Storia.

 

 

 

 

Ascoltando: Shirley Bassey – “History Repeating
Lettura in corso: “Una storia semplice” di Leonardo Sciascia
Mood: Fiducioso

Digital strategist