Una soluzione segue, evidentemente, un problema.

Gioverà ricordare quale sia il “problema” di cui abbiamo parlato nei due precedenti articoli di questo Smart Factory Blog dedicati alla User Experience.

Una user experience costituisce un problema laddove non risulti pienamente soddisfacente per l’utente finale.

Hegel

Georg Wilhelm Friedrich Hegel

Come nella triade Hegeliana di tesi, antitesi e sintesi, l’assunto iniziale (la tesi) è che un prodotto/servizio non deve semplicemente funzionare: ma deve possedere anche doti di utilità ed usabilità.

L’antitesi, di conseguenza, contiene la domanda: come posso fare per raggiungere l’obiettivo di fornire, quella che Brian Solis chiama una “meaningful experience” (“this is the time to learn how to create and cultivate meaningful experiences”), cioè un’esperienza significativa, piena e soddisfacente, dell’uso del prodotto/servizio?

La sintesi è la soluzione del problema: è la meta del percorso che dall’assunto, passando per l’antitesi, porta al superamento di quest’ultima.

Prendendo come spunto il romanzo di fantascienza “Guida galattica per autostoppisti”, nel quale curiosamente un supercomputer afferma che la risposta “alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto” sia.. 42, diremo che la soluzione per garantire una user experience soddisfacente, per noi è.. 7.

Sette sarà un numero ricorrente, in quanto abbiamo implementato un flusso di lavoro che prevede sette step. Sette semplici regole. Sette saranno anche i tipi di sprechi da eliminare.

 

7 semplici regole per “fare la cosa giusta”

In Next, abbiamo radicalmente indirizzato la nostra organizzazione interna, verso la “filosofia” della Lean Software Development. Quindi abbiamo evidenziato 7 regole fondamentali che, riteniamo, non solo aiutino noi stessi ad organizzare al meglio il nostro lavoro, ma siamo persuasi abbiano anche un impatto decisivo sulla qualità del prodotto/servizio che rilasciamo.

Ecco le 7 regole:

  1. Elimina gli sprechi. Ovvero, investi il tempo per creare valore «reale» per il cliente.
  2. Amplifica l’apprendimento. Crea feedback frequenti con il cliente: per rimuovere i dubbi e migliorare la «user experience»
  3. Decidi il più tardi possibile. Fare scelte definitive troppo presto, comporta che esse siano prese sulla base di opinioni piuttosto che su fatti concreti.
  4. Consegna più velocemente possibile. Ovvero, consegna rapidamente il “valore” al cliente.
  5. Potenzia il team. Sviluppa e sfrutta le «potenzialità» di chi aggiunge valore al cliente, lavorando su motivazione e leadership.
  6. Costruisci l’integrità all’interno del sistema. Genera «sin dal principio» un sistema integro e funzionante, senza aspettare l’emergere del problema da risolvere.
  7. Guarda il tutto. Non perdere mai una visione di insieme, anche quando il progetto viene scisso in sotto parti. Aiuta a non perdere di vista gli obiettivi primari.

 

I concetti che soggiacciono a questo sistema di regole sono fondamentalmente due: il concetto di valore e quello di spreco.

Ciascuno di questi concetti trova il proprio limite nella definizione dell’altro.

Potremo infatti dire:

 

TUTTO CIÒ CHE NON È VALORE PERCEPITO DAL CLIENTE… È SPRECO

 

A questo punto per poter capire dove è il valore, basta capire che cosa costituisca uno spreco. La risposta è ancora 7. Sette sprechi da evitare.

 

7 tipi di sprechi

Abbiamo individuato sette tipi di sprechi che comunemente possono verificarsi prima e durante l’iter di un progetto.

  1. I lavori incompleti: legano risorse che devono ancora dare risultati. Generano perdita di tempo, aumentando anche la probabilità di errore, quando un lavoro incompleto, viene ripreso a distanza di tempo.
  2. Processi extra: la prova del valore di un processo extra è vedere se qualcuno è realmente in attesa di ciò che è stato prodotto.
  3. Implementare caratteristiche extra: bisogna resistere alla tentazione di aggiungere caratteristiche extra. Questo spreco, nel contesto dello sviluppo di un software, comporta un problema che ogni informatico conosce fin troppo bene: più codice si scrive, più aumentano le possibilità di generare errore.
  4. Task switching: un’espressione anglofona, ma sintetica per indicare la tendenza, che spesso si ha, di passare da un lavoro ad un altro, magari nella convinzione di completare, più velocemente, più lavori. Falso. Il modo più veloce per completare due progetti che utilizzano le stesse risorse è eseguirli uno alla volta.
  5. Le attese: impediscono al cliente di realizzare il valore il più rapidamente possibile. La cura? Feedback frequenti con il cliente.
  6. Gli spostamenti: comportano lo spreco del tempo necessario a ristabilire l’attenzione.
  7. I difetti: per ridurre questo tipo di spreco occorre testare subito; integrare spesso, e rilasciare il prima possibile.

 

Abbiamo le regole. Conosciamo gli sprechi da evitare. Per mettere a frutto tutta questa consapevolezza, abbiamo applicato un metodo particolare verticalizzato sulle nostre esigenze: un metodo che gestisce l’organizzazione di progetti, la comunicazione con il cliente, la comunicazione interna. Ma questa, come si suol dire… è un’altra storia.

 

Una user experience felice. E non solo.

User ExperienceCon quanto esposto in questo terzo appuntamento editoriale, abbiamo chiuso un cerchio. Abbiamo completato un discorso nato da lontano, quando semplicemente avevamo affermato quanto fondamentale fosse la cura dell’esperienza utente, quanto fosse strategico concepire il proprio prodotto come un servizio, una somma di esperienze.

Poi abbiamo teorizzato quale potesse essere lo strumento più idoneo per capire come mettere in atto la migliore esperienza utente possibile: il feedback dell’utente stesso, dell’utilizzatore, del cliente.

Infine abbiamo parlato del Lean Software Development, e della necessità di mettere tutto a sistema attraverso un metodo.

Su quale debba essere questo metodo, non diamo indicazioni, in quanto non crediamo nelle ricette buone per tutti: ogni organizzazione deve trovare la propria strada per diventare un meccanismo sempre più efficiente.

Quali sono i pregi che riconosciamo al nostro metodo?

Se dovessimo scegliere un valore aggiunto che crediamo appartenga al nostro metodo, diremo che fa crescere il team. Cresce di competenze, di responsabilità, in relazione anche alla propria storia, al proprio percorso professionale.

Ognuno è sempre in contatto con il cliente, non c’è sviluppatore, in NeXT, che sia “solo” uno sviluppatore.

Abbiamo imparato ad andare verso il cliente. A cercarlo, anziché sfuggirgli. A lavorare insieme a lui, come facesse parte del team. Una parte importante.

Per esperienza sappiamo che il cliente percepisce come valore una comunicazione frequente e trasparente. Un ritardo non viene considerato veramente un problema, se esso viene argomentato e non arriva al culmine di una comunicazione faticosa e dilazionata in tempi lunghi.

Facciamo tutto questo, perché?

Per una esperienza utente felice.  Consapevoli che l’utente… siamo anche noi.

Speriamo di avervi esposto qualcosa di interessante, qualcosa che possa stimolare un vostro graditissimo commento. Grazie!

 

Ascoltando: Moderator – “Words Remain
Lettura in corso: “Stoner” di John Edward Williams
Mood: Metodico

Digital strategist