Se dovessimo analizzare gli ultimi 12 anni dal punto di vista delle innovazioni, ci sembrerebbe di aver assistito ad una serie di rivoluzioni, susseguitesi una dietro l’altra.

Consideriamo che nel non lontano 2006 non esistevano una serie di cose che oggi ci sembrano (quasi) irrinunciabili:

  • 12 cose che non esistevano nel 2006L’iphone
  • Android
  • Il 4G
  • Le app
  • WhatsApp
  • Instagram
  • Spotify
  • Snapchat
  • Kickstarter
  • Uber
  • Netflix
  • Bitcoin

 

 

Ma ci sono rivoluzioni, che possono essere considerate “madri” di altre piccole rivoluzioni.

Le piccole rivoluzioni sono quelle che abbiamo sopra elencato nella lista (incompleta) delle cose che non esistevano una manciata di anni fa.

La madre di tutto probabilmente è il Cloud computing.

Anche se la maggior parte delle persone hanno sentito parlare solo di recente, in maniera consistente del “Cloud” (“soluzioni in cloud”, “cloud ibrido”, “cloud privato”, “cloud pubblico”, “cloud application”, “cloud provider”…), il cloud computing, se fosse una persona, sarebbe un brillante cinquantenne..

Se ne parla dagli anni ’60-’70, quando si pensava che l’elaborazione dei dati digitali, avrebbe potuta essere distribuita ed organizzata su diversi sistemi pubblici d’accesso.

Ma in effetti, è a partire dagli anni 2000, che si è compresa l’importanza strategica del concetto di Cloud: per primi si sono messi in moto Microsoft e IBM… Poi Amazon con l’introduzione degli Amazon Web Services ha dato la possibilità ad utenti esterni di accedere alla propria struttura.

Diciamo anche che poi la crisi ha fatto il resto: la soluzione in cloud consentiva di risparmiare sulle strutture.

Oggi il cloud rappresenta l’apice della tecnologia informatica e anche la migliore soluzione ai costi sempre più importanti dell’IT, soprattutto perché costituisce una soluzione scalabile, cioè in grado di prevedere bisogni improvvisi di calcolo, senza la necessità di implementare una struttura IT, sovradimensionata sin dall’inizio.

 

Il Cloud, la rivoluzione silenziosa

Una rivoluzione, certo…silenziosa perché nascosta al grande pubblico, ma non dimentichiamo che costituisce una delle principali tecnologie abilitanti dell’industria 4.0.

Tra queste è forse la più importante, perché costituisce quasi un prerequisito all’accesso alle altre tecnologie: come parlare di Big data se non possiamo velocemente accedere ai dati da qualunque postazione o device? Come parlare di integrazione verticale e, soprattutto, orizzontale senza utilizzare il Cloud? Quanto limitato sarebbe il concetto di Internet of Things senza il Cloud?

Il Cloud oggi è dietro a tutto ciò che facciamo, dietro ad ogni acquisto on-line, dietro ad ogni prenotazione, dietro ad ogni interazione che facciamo con il web, dietro ad ogni social.

 

Il Cloud e le aziende

Il Cloud, dicevamo, è ormai talmente diffuso, che pervade ogni realtà, soprattutto le aziende. Abbiamo già accennato al fatto che costituisce una soluzione per accedere velocemente ad informazioni e per tagliare costi.

Il Cloud deve costituire parte integrante di qualsiasi soluzione informatica: progettare oggi un sistema digitale che non preveda l’utilizzo in cloud, è progettare qualcosa che nasce già obsoleto.

Le aziende hanno bisogno del Cloud. Quindi, un sistema informatico che sia in grado di andare in cloud, rappresenta un valore aggiunto che ormai però, si deve dare come scontato.

Nel settore industriale, il Cloud allarga gli orizzonti dei benefici: dalla singola linea, allo stabilimento… fino a coinvolgere altri stabilimenti.

Facciamo l’esempio concreto di un’applicazione informatica per monitorare l’efficienza (OEE), di una o più linee di produzione: oggi un manager è in grado di seguire in tempo reale e mettere a confronto l’OEE di diversi stabilimenti sparsi nel mondo, stando comodamente in ufficio; è in grado di indagare le cause principali di mancanza di efficienza di ciascuna linea, avendo nel contempo, una visione di insieme: una rivoluzione di importanza strategica.

Di più.

Fornitori e distributori diventano partner attivi, parte di una “famiglia allargata”, coinvolti in una rete di scambio di informazioni relative, ad esempio, alle macchine, alla loro manutenzione e programmazione, al loro ciclo di vita (LCC): si interfacceranno con l’azienda attraverso diversi canali che porteranno ad una perfetta automazione di tutte quelle fasi necessarie per gestire le manutenzioni e l’estrapolazione di informazioni dalle macchine.

Insomma il Cloud, decentra e accentra tutto. Decentra, in quanto sposta altrove la sede delle informazioni; accentra, in quanto tutte le informazioni diventano facilmente accessibili da qualsiasi luogo, da qualsiasi device.

 

Il Cloud e il mobile

Il concetto di cloud è strettamente legato a doppio filo con il concetto di mobile: se, come detto, le informazioni saranno facilmente raggiungibili da qualsiasi luogo e device… questo device sarà probabilmente uno smartphone, un palmare o un tablet. Non a caso viviamo nell’epoca in cui le applicazioni web devono essere progettate con una logica mobile first. Perché l’essere mobile è sicuramente un valore aggiunto.

Conseguenza: le “postazioni” spariranno dalle linee di produzione. Gli operatori saranno dotati di tablet o palmari dai quali potranno ottenere o inviare le informazioni necessarie, ricevere notifiche relative a problemi improvvisi, in maniera da intervenire immediatamente. Un sistema di intelligenza artificiale suggerirà loro le soluzioni possibili, in accordo con una base di conoscenza a cui l’operatore avrà dato il suo contributo.

Non stiamo parlando di futuri scenari. Stiamo parlando di realtà.

 

Ascoltando: Beatles – “Revolution
Lettura in corso: “Tra le nuvole” di Walter Kirn
Mood: Sognante