Oggi, una software house, con la propria attività, i propri servizi, il proprio know how e il proprio investimento in ricerca ePartner Business Innovation sviluppo, non può porsi come semplice fornitore di servizi tecnologici, ma deve affiancare il cliente e diventare un reale partner di business innovation.

Ora che abbiamo spiegato il motivo per il quale affrontiamo il tema dichiarato così esplicitamente dal titolo, cerchiamo di spiegare cosa vuol dire fare business innovation, perché è importante farlo e quindi indicare come innovare, ovvero le best practices.

 

Cos’è il business innovation

Che cosa è il business InnovationPer business innovation si intende la ricerca di un nuovo modello di business, di nuove pratiche riguardanti prodotto, processo e procedure, con l’obiettivo di un miglioramento generale e continuo.

Quindi l’innovazione può riguardare diversi momenti del flusso produttivo: possiamo innovare migliorando un prodotto/servizio già esistente, renderlo ad esempio più potente, più affidabile, o più “smart”; possiamo innovare creando invece un prodotto/servizio totalmente nuovo (es. il primo i-pad); possiamo innovare il processo, renderlo più agile, sostenibile, eliminando gli sprechi; possiamo innovare applicando nuove tecnologie, come ad esempio la realtà aumentata o l’intelligenza artificiale.

 

Perché innovare

Perchè innovarePer spiegare il motivo per il quale è importante avviare un processo di business innovation, ci basta ricordare che viviamo in un’epoca rivoluzionaria, una rivoluzione non datata 2013, come si suole fare quando si parla di industria 4.0, ma è iniziata diversi anni prima, sin dall’avvento di internet, negli anni ’90, cioè quando il mondo è diventato improvvisamente piccolo.

La globalizzazione ci ha portato a confrontarci con soggetti che prima neanche conoscevamo: i nostri competitor non sono più nostri vicini di casa: la concorrenza si è fatta più intensa in ogni settore. Il compito del management, oggi, è arduo perché gli obiettivi si sono fatti più ambiziosi e impegnativi.

 

In questo contesto, fare business innovation significa superare le naturali tensioni tra la difesa delle posizioni esistenti (il core business) e la pulsione verso nuovi sviluppi e scenari.

 

Fare innovazione è un fatto prima di tutto culturale, ma anche strategico: per questo è importante che il management sia “illuminato” e promuova una cultura dell’innovazione in azienda. Essere innovativi consentirà di stare un passo avanti rispetto ai competitor e di rendere i propri prodotti/servizi perennemente aggiornati e in linea con le esigenze sempre nuove dei propri clienti.

 

L’input per l’innovazione

Input all'innovazioneIl là all’innovazione può avere diversi trigger.

L’input può arrivare da risorse interne (team R&D) o da una fonte esterna, ad esempio i propri clienti.

Nel primo caso, l’innovazione assume un contorno più chiaro e strutturato. Prevedere un team che si occupi di ricerca e sviluppo è parte di quella cultura a cui si accennava prima: cercare di anticipare le esigenze dei clienti è un’attività strategica, andando ad analizzare quelli che sono i megatrends attuali e futuri per riuscire a sviluppare un prodotto/servizio nuovo, attuale e quindi utile.

In questo momento, quando parliamo di megatrends, facciamo ovviamente riferimento a intelligenza artificiale, machine learning, deep modeling, big data e tutto ciò che ha a che fare con la connettività e all’Internet of Things.

Nel secondo caso l’innovazione assume sembianze apparentemente più episodiche e meno connesse con una cultura aziendale volta all’innovazione, ma non bisogna sottostimare l’efficacia di una spinta al nuovo che arrivi direttamente dal cliente. Infati, questa attività sarà sicuramente aderente alle esigenze del nostro target di riferimento; è un’innovazione che potrebbe avere una ricaduta generale a beneficio di tutti gli altri clienti; infine, potrebbe essere il cavallo di Troia per l’ingresso in azienda di un modus operandi orientato all’innovazione, portando quindi alla nascita di quel team R&D, di cui abbiamo già parlato.

 

Un modello di business per l’innovazione: best practices

Esistono alcuni aspetti che è bene si verifichino affinché si possa parlare di un modello di business orientato all’innovazione.

  1. Un modello di business che voglia avviare il volano dell’innovazione, come già accennato, deve essere veicolato dalla leadership, ovvero dai cosiddetti “C level managers”. Non perché questo processo debba assolutamente essere imposto dall’alto, ma perché prevede ovviamente delle decisioni finali che presuppongono una condivisione di intenti. Questi manager avranno come prima preoccupazione di divulgare la cultura dell’innovazione, attraverso la condivisione della visione, dei valori e attività di formazione.
  1. Questo modello non deve essere applicato all’intero processo esistente. I due modelli di business, quello tradizionale e quello innovativo, devono rimanere separati. È necessario raccogliere dati del nuovo modello, prima di considerarlo un cambiamento positivo, un miglioramento. Il cambiamento deve essere frutto di quello che possiamo chiamare “evidence based decision”.
    Ad esempio, all’inizio, è bene procedere con progetti pilota. Se stiamo parlando di un progetto focalizzato sul prodotto o sul processo, una buona prassi sarebbe quella di applicarlo ad una sola linea produttiva. Dopo alcuni cicli di lavoro, acquisendo e analizzando KPI rilevanti per l’azienda, si potrà decidere se quell’innovazione possa acquisire la maturità per uscire dall’esperimento ed entrare definitivamente a regime per l’intero processo produttivo.
  1. Oggi, per essere considerato innovativo, il modello di business deve assolutamente essere human centered. Tutto ciò che viene pensato, progettato, realizzato deve essere fatto pensando all’uomo, alla sua esperienza utente. Per questo si è fatto un gran parlare di applicazioni progettate con logica mobile first e oggi si parla addirittura di mobile only… Se il progetto prevede un’interfaccia con l’operatore, bisogna considerare che la persona non può perdere tempo a capire la funzione di un pulsante, non può dover cliccare più volte per giungere ad una informazione, e che ci sono informazioni utili ad un operatore di linea ed altre invece interessanti per il responsabile di stabilimento e ciascuno deve accedere esclusivamente a ciò che gli serve in relazione al proprio ruolo. Tutto ciò che viene pensato senza tenere presente l’uomo è destinato ad avere vita breve, quindi, ad essere uno spreco.
  1. L’approccio di un modello di business innovativo deve essere progettuale: significa che deve avere un obiettivo, un’operatività, un aumento di conoscenza che porta ad una decisione finale. Un approccio progettuale è costituito, ad esempio, dal ciclo di Deming (o ciclo di PDCA). In questo ciclo, il processo è suddiviso in fasi:
    Prima fase: “plan”, analisi e pianificazione delle attività;
    Seconda fase: “do”, fase operativa;
    Terza fase: “check”, analisi dei dati pervenuti dalla fase “do”;
    Quarta fase: “act”: azioni di correzione, potenziamento o miglioramento, sulla base dei dati emersi dalla fase di “check”.
    Naturalmente questo è solo un esempio, non costituisce l’unico approccio possibile
  1. L’innovazione deve essere focalizzata sul cliente. Non stiamo parlando di una ricerca di mercato in cui il cliente viene interrogato sui propri  bisogni, ma di una vera e propria integrazione del cliente nel processo di sviluppo. In pratica, il cliente deve essere continuamente coinvolto, dal progetto iniziale, durante lo sviluppo e, ovviamente, durante l’implementazione finale.
  1. Un modello di business innovation deve fondarsi su metriche (KPI) specifiche, probabilmente diverse da quelle prese in considerazione dal modello di business tradizionale. L’ambiente competitivo di oggi è radicalmente diverso dall’ambiente industriale in cui sono nate le metriche dell’innovazione tradizionale. Le metriche in generale costituiscono la linfa vitale per qualsiasi modello di business innovativo, perché sono lo strumento attraverso il quale il modello resta up-to-date. È fondamentale inoltre che si possano misurare KPI sia real time che long term, per avere una continua fotografia di ciò che accade e di ciò che è accaduto e poter predire ciò che accadrà.
    Ma naturalmente, ciò che bisogna fare prima, è decidere con accuratezza cosa e come misurarlo.

Il ruolo di una software house in un modello di business innovation

In piena rivoluzione industriale 4.0 una software house è investita di un ruolo particolare. Dì più, una responsabilità.

È fornitrice infatti di un tipo di servizio che costituisce il fulcro intorno al quale sembra girare ogni cosa: la pianificazione, la produzione, la progettazione, il marketing, le vendite, il post-vendita…

Oggi una software house deve poter essere più di un semplice fornitore di servizi software: deve essere un partner (tecnologico) di business innovation, anzi deve essere il player principale che consenta al cliente di avviare un processo di innovazione.

Non solo codice dunque, ma un know how a 360°, che riesca a spaziare dalla consulenza in ottica industria 4.0, alla pianificazione, alla proposizione della giusta soluzione per raggiungere gli obbiettivi del cliente, all’implementazione delle soluzioni, all’affiancamento nell’analisi dei dati, all’aggiornamento e al potenziamento continuo del processo.

Il rapporto quindi non si esaurisce con il post-vendita (cioè la classica assistenza se qualcosa va storto…), ma diventa un sodalizio di vera partnership e crescita condivisa, destinato, se c’è reciproca soddisfazione, a durare nel tempo e in una tensione continua tra risultati consolidati e sfide nuove.

Piano Nazionale Industria 4.0

Piano Nazionale Industria 4.0

Un rapporto che, negli ultimi anni, è stato indubbiamente incentivato da opportunità fiscali e agevolazioni, come quelle previste dal Piano Nazionale Impresa 4.0. In questo contesto, godendo quindi di varie agevolazioni, è possibile rinnovare le proprie macchine “intelligenti”, oppure rendendo smart quelle esistenti dotandole di sensori e software in ottica industria 4.0.

 

 

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