Qualcuno avrà pensato che abbiamo cominciato a tradurre il sito in finlandese.., ma no, non è così.. non ancora!

P-a-a-s, sta per Product as a service. S-a-a-p, viceversa, sta per Service as a product. Si tratta di un’evoluzione del business model che negli ultimi anni è andato sempre più affermandosi, specie nell’ambiente dell’IT, del software e, in generale, ha riguardato tutti quei modelli di business aventi a che fare con Internet, grazie al cloud e al concetto di IoT.

Il concetto di Paas fonde il concetto di prodotto con quello di servizio: in questo senso l’acquirente non possiederà più un bene fisico, ma l’attenzione si sposta su tutta una serie di fattori che prima erano a corollario del prodotto (ed a carico del cliente), ora hanno acquisito un’importanza e luce nuova e vengono veicolati “insieme” al prodotto.

Facciamo qualche esempio

Beni fisici tradizionali, come ad esempio l’auto, sta vivendo in questo periodo una vera e propria rivoluzione. Complice una sensibilità ambientale sempre più diffusa e doverosa, come anche la volontà di tagliare costi fissi come la manutenzione e l’assicurazione, ci si sta spostando sempre di più verso la proposta dell’auto come servizio. Per il cliente finale, si perde il romanticismo (un po’ demodè?) del possesso dell’auto, per approdare ad una guida “senza pensieri”.

Senza pensieri”.È forse questa l’espressione che meglio descrive l’allure di una proposta di tipo Paas. Prendiamo l’esempio del software. È un esempio molto calzante, non solo perché è ciò di cui ci occupiamo noi, ma perché il modello Paas ha conosciuto una svolta proprio in questa epoca percorsa da concetti come Internet of Things, cloud, big data. Proprio la possibilità di connettere oggetti tra loro, di comunicare in maniera remota, ha avviato la trasformazione verso un nuovo modello di business nel campo del software.

Chi sviluppa software, non vende più un prodotto. O meglio, è bene che invece venda un servizio. È bene per tutti.

  • È bene per il cliente, perché vede spostarsi l’attenzione sui risultati e non sullo strumento. Non si acquista un oggetto, ma un rapporto con un partner (più calzante ora rispetto al termine fornitore) che è lì per farti raggiungere un obiettivo e, cosa non di poco conto, portare la propria assistenza;

 

  • È bene per chi sviluppa il software perché, attraverso il servizio, inizia un rapporto “lungo”, fidelizza più facilmente il cliente (a patto che lavori bene) e può fondare il proprio modello di business su un doppio binario: mentre si lavora ad acquisire nuovi clienti, si porta avanti il rapporto con i clienti acquisiti, grazie alla fiducia, al know how condiviso, all’assistenza puntuale, ai servizi associati al mero prodotto e allo sviluppo di nuove soluzioni, in risposta a nuove esigenze.

 

Soluzioni in risposta a nuove esigenze”. Questo concetto risulta particolarmente chiaro a chi appartiene al mondo industriale. Le esigenze mutano con grande frequenza, seguendo il ritmo di un’evoluzione tecnologica sempre più febbrile. Vendere un prodotto significa costringere il cliente ad acquistare un altro prodotto per risolvere un’esigenza prima non contemplata; vendere un servizio significa lavorare insieme per raggiungere un obiettivo. È un cambio di prospettiva notevole: cambia la mentalità del fornitore perché sa di dover sviluppare qualcosa che dovrà necessariamente integrarsi con altri sistemi, ed essere suscettibile di cambiamenti e, soprattutto, di evoluzioni; cambia l’interazione con il cliente, il quale diventa ormai, in tutto e per tutto, un partner. Un partner con il quale sperimentare nuove soluzioni di ricerca & sviluppo, a beneficio di entrambe le parti

 

Il Service as a Product

Dilatando questo tipo di ragionamento, cioè quello che porta dalla vendita del semplice prodotto, alla fornitura di un servizio, si arriva facilmente al concetto di Saap, ovvero Service-as-a-product.

In questo scenario, ciò che costituisce un vero valore aggiunto per il cliente/partner è, ad esempio, quello di poter accedere ad un servizio centralizzato attraverso il quale poter gestire una serie di attività. Potremmo parlare di una piattaforma nella quale confluiscono… dati.

Tutti questi “big data” finalmente potrebbero trovare una casa, un luogo comune dove poter veramente essere messi a confronto e quindi parlare.

Questo secondo noi è il futuro. Almeno il nostro.

 

Se vi interessano i temi che affrontiamo, iscrivetevi alla nostra Newsletter, per rimanere sempre aggiornati sui contenuti che pubblichiamo.

Ci piacerebbe conoscere il vostro parere. Seguiteci su Linkedin!

 

Ascoltando: Julia Hotler – “Words I Heard
Lettura in corso: “Il cigno nero” di Nassim Nicholas Taleb
Mood: Innovatore

Digital Strategist & Blogger

Su questo sito Web utilizziamo strumenti proprietari o di terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire il corretto funzionamento del sito (cookie tecnici), per generare report sull’utilizzo della navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi / prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza miglioreCookie policy