Si sente sempre più parlare di Industria 4.0, digitalizzazione delle aziende, dei processi.

L’equivoco che può nascere consiste nel pensare che per essere al passo con i tempi basti affidarsi al software, al digitale.

Il software diventa quindi un fine, un espediente per poter dire: abbiamo digitalizzato, siamo Industria 4.0.

È un terribile abbaglio.

Lo diciamo da tempo. Da quando mettevamo in relazione lean production e Industria 4.0, presentando questo rapporto come un circolo virtuoso, in cui i due concetti si potenziano a vicenda: e in questo scenario, il software, il digitale, diventa solo un mezzo. Più raffinato e agile di quelli utilizzati in precedenza.

Naturalmente, nell’era 4.0 anche il software deve evolversi, almeno quello di ambito industriale.

 

Essendo un mezzo e non un fine, l’implementazione del software deve costituire solo l’atto finale di un processo che inizia con la comprensione delle esigenze delle persone e delle aziende.

 

Il software si trasforma da prodotto a servizio: “as a service”, come si suol dire.

As a service lo è diventato persino Adobe photoshop, con la sua Creative Cloud.

Il tempo del “Scarica il software è installalo” è ormai tramontato.

Un retaggio anni ’90 che non ha più motivo di essere.

 

Comprendere, analizzare, pianificare, implementare

Il compito di una software house è quello di risolvere problemi. Come Winston Wolfe in Pulp Fiction.

Alla soluzione (software) ci si arriva dopo un processo di ascolto >> analisi >> progettazione.

Anche se il software è un prodotto, finisce per diventare sempre un servizio, perché la realtà industriale non è mai la stessa in ogni stabilimento, anche appartenessero alla stessa azienda (figuriamoci in aziende diverse!).

Per quanto l’OEE sia un cavallo di battaglia di NeXT, installato in decine di stabilimenti in tutto il mondo, non potrebbe mai essere ridotto ad un “exe” che il cliente si installa su un PC e comincia ad utilizzare.

Sarebbe solo fumo negli occhi.

 

La soluzione software deve…

Innanzitutto Industria 4.0 significa Cloud.

La soluzione software deve essere diffusa, accessibile e adattabile a diversi ruoli aziendali, ciascuno dei quali ha bisogno di vedere determinate cose e non altre.

I Big data sono dati non strutturati. Cioè inutili, se non si è capaci di discernere ciò che hanno da dirci. Una soluzione software 4.0 deve saper fare da filtro dei Big Data: deve andare in profondità, scovare cause, effetti e, soprattutto, saperli sintetizzare in maniera efficace ed ergonomica, per chi, poi, su quei dati, dovrà fondare le proprie strategie e decisioni.

Chi sviluppa software per le realtà industriali deve aver bene in testa la differenza (non così sottile) tra dati e informazioni: i primi non servono a niente, fino a che non vengono commutati in informazioni, un po’ come il bruco che diventa farfalla.

Dai Big data alle Informazioni

Dai Big data alle Informazioni

 

 

La cultura nel software

Una nostra convinzione è quella che, dietro lo sviluppo di un software, debba esserci un sostrato culturale che sia in grado di delinearne gli obiettivi e le logiche

La base culturale dei servizi NeXT, ad esempio, è stata da sempre la lean production, intesa in tutte le sue declinazioni, l’ultima delle quali è rappresentata dal World Class Manufacturing.

Queste metodologie costituiscono l’orizzonte filosofico della prassi informatica, della maniera di scrivere il codice, infine della ricerca e sviluppo.

Chiunque condivida queste metodologie (o filosofie?) troverà nei nostri servizi, l’attuazione digitale di quei principi, l’evoluzione 4.0 di prassi consolidate.

 

Questo è sicuramente un tema interessante per il quale ci interessa più conoscere il vostro parere che dilungarci ulteriormente.

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