Prima di chiederci quali caratteristiche debba avere un’azienda per competere nell’era della quarta rivoluzione industriale, quali processi debba avviare, forse gioverà calarci nei panni, ad esempio, delle aziende del settore per lo più tessile, metallurgico o estrattivo che, nel 18° secolo, si sono trovate a vivere la prima rivoluzione industriale… oppure più di recente, di quelle aziende che si sono trovate a vivere gli anni della nascita del personal computer, la terza rivoluzione industriale.

Ogni rivoluzione ha portato con sé cambiamenti talmente radicali da impattare sulle aziende come una sorta di era glaciale: solo quelle più pronte ad accogliere le novità del nuovo ambiente, non solo sono sopravvissute, ma sono riuscite ad avvantaggiarsi sulla concorrenza diventando leader del proprio settore.

 

Come tutti i cambiamenti, si può decidere se subirli o se guidarli

 

Esistono diverse difficoltà che possono impedire una pronta risposta al cambiamento:

  • non tutti hanno accesso a fonti divulgative che facciano comprendere la portata di ciò che sta accadendo.
  • in una prima fase, il cambiamento non è assolutamente necessario. Quando fu prodotta la prima automobile, i cavalli non smisero di “funzionare”. Per anni furono ancora utilizzati per spostarsi insieme alle auto. Questo vuol dire che si può, in effetti, continuare a fare le cose come sempre, rimanendo saldamente ancorati ai propri processi, tecnologie, competenze. Almeno in un primo momento.

Il primo di questi punti costituisce un alibi piuttosto fragile nel periodo storico che stiamo vivendo: internet, social, tv, stampa, eventi fanno sì che anche i non addetti ai lavori abbiano sentito parlare della quarta rivoluzione industriale. Da qui, il passo per comprendere realmente l’impatto che può avere per il proprio business, non è così breve. Ma eventi, fiere specializzate, riviste e l’operato delle Istituzioni (Piano Nazionale Industria 4.0) hanno contribuito a far toccare con mano le novità e quindi incoraggiare investimenti nell’innovazione.

È un po’ quello che hanno dovuto fare le aziende che si sono trovate ad operare durante una delle precedenti rivoluzioni industriali: hanno dovuto comprendere velocemente le opportunità che avevano di fronte, capire soprattutto che non si trattava di una bolla, di una moda nel momento.

Ma assai più diabolico è il secondo punto.

Quando non si è immediatamente costretti a cambiare, in genere, non si cambia.

È ormai risaputo da tutti che una delle frasi più pericolose da dire per un imprenditore o un manager è:

 

“Abbiamo sempre fatto così”

 

Come a dire: non c’è motivo di cambiare.

 

Avere una visione: eyes wide shut

Avere una visione della propria azienda, sapersi vedere tra 10, 20 anni, è fondamentale.

È questo che tiene svegli, che rende sensibili a ciò che ci circonda, che ci trasferisce l’energia per rimanere sempre aggiornati e pronti ad agire.

L’imprenditore di successo (ne può esistere un altro?) non è un sognatore, o meglio: sogna, ma ad occhi aperti. È vigile, curioso, sperimentatore, ama le novità: se non fosse così avrebbe fatto altro nella vita. Il buon imprenditore vede se stesso, la propria famiglia, i professionisti alle proprie dipendenze, proiettati in un futuro non prossimo: non si investe così tanto, in termini di risorse ed energia, per un’impresa che costituisca semplicemente una fase della propria vita.

L’imprenditore sogna sempre che la propria azienda sopravviva a se stesso, che porti il proprio nome nelle generazioni a venire: può non accadere, ma il sogno è questo.

Ci sono fasi della storia dell’uomo, sufficientemente lunghe, da aver permesso alle aziende di andare avanti senza conoscere scossoni, né crisi, né rivoluzioni, un po’ come è successo dal dopo guerra alla fine degli anni ’80: 40 anni quasi tranquilli.

Poi è arrivato Internet.

Poi la crisi economica.

Poi la quarta rivoluzione industriale… con la crisi economica ancora in corso.

L’imprenditore di oggi è un eroe.

 

Essere imprenditori nell’Era 4.0

L’imprenditore 4.0 è un eroe, dicevamo.

Deve gestire un’azienda dimenticando in fretta i successi, ma, soprattutto, deve creare una cultura aziendale. Cosa intendiamo quando parliamo di cultura aziendale? Intendiamo tutta una serie di competenze, soprattutto trasversali (soft skills) che consentono alle persone di comprendere l’importanza del miglioramento continuo e di dare importanza a fattori che, diversamente, non sarebbero presi in considerazione, come l’importanza di una buona organizzazione degli spazi lavorativi, del benessere del lavoratore, dell’ottimizzazione dei processi produttivi, in maniera da restituire più valore possibile ai clienti.

Metodologie come la Lean production o il World Class Manufacturing per citarne solo due, le più popolari, devono far parte di questa Cultura aziendale, condivise da tutti, da tutti i livelli della gerarchia aziendale.

 

Attrezzarsi con simili metodologie, significa semplicemente ottimizzare il flusso produttivo in maniera tale da restituire più valore possibile al cliente, eliminando gli sprechi.

 

Ma che centra questo con l’Industria 4.0?

Come detto più volte, in questo Smart Factory Blog, digitalizzare senza prima aver organizzato la propria struttura produttiva in maniera rigorosa, significa solo digitalizzare gli sprechi… e quindi probabilmente amplificarli.

 

L’azienda 4.0

Descrivere approfonditamente le caratteristiche dell’azienda manifatturiera nell’era 4.0, significherebbe dover probabilmente scrivere l’equivalente di una tesi di laurea. Sarebbe un buon titolo per un tema agli esami di maturità.

Come già detto, è importante che non si arrivi alla rivoluzione digitale, prima di aver affrontato una rivoluzione strutturale: prima di pensare all’arredamento, pensiamo a sistemare la casa.

È necessario che la cultura del miglioramento continuo diventi la cultura aziendale: sarà il motore di ogni futura decisione, in qualsiasi scenario ci si troverà ad operare.

Lo scenario attuale dovrà portare ad una progressiva digitalizzazione dell’azienda. Questo non significa affidarsi a sofisticatissimi ed elaboratissimi file excel (!!!): significa permeare di “intelligenza” tutto il network aziendale, i cui nodi sono costituiti dalle persone, da ogni singolo device, dalle macchine, dalle linee di produzione, da tutti gli uffici e stabilimenti.

La comunicazione quindi, all’interno di questo network globale, non sarà solo human2human, ma anche human2machine, machine2human, ed infine machine2machine: per questo si parla di “Internet of things”, l’Internet delle Cose e il ruolo dell’uomo sarà sempre più quello di gestire questo loop comunicativo (human in the loop).

La tecnologia ha un ruolo primario, è uno strumento fondamentale: macchine e device smart, robot, sensori, e infine il software: il software avrà il compito di andare a potenziare proprio quelle metodologie organizzative che l’azienda già utilizzava prima di voler diventare 4.0:

 

l’Industria 4.0 non è qualcosa che va a rimpiazzare i principi della lean production, ma li enfatizza, portandoli ad un livello di efficienza maggiore.

 

Il software, ad esempio, potrà:

  • Acquisire un’enorme mole di dati, molti di più di quanto fossimo in gradi di fare prima.
  • Creare interfacce user friendly per rendere intellegibili quei dati, utili per prendere le decisioni migliori per la propria azienda.
  • Monitorare l’efficienza produttiva confrontando, in tempo reale o nel periodo, la produzione reale con quella ideale (OEE, Andon).
  • Monitorare i consumi energetici del processo produttivo
  • Tracciare sia i prodotti che i processi per conoscere in tempo reale l’iter produttivo di ciascun oggetto prodotto
  • Controllare la qualità dei prodotti
  • Gestire il magazzino e l’approvvigionamento delle risorse (Kanban)
  • Programmare e movimentare le missioni di robot e AGV
  • Facilitare il lavoro degli operatori guidandoli passo passo (Pick to light)
  • Evitare l’utilizzo della carta sostituendola con sistemi visual, migliorando così anche la formazione del personale nuovo, attraverso sistemi di learning by doing (Visual SOP).
  • Gestire in maniera preventiva, proattiva e predittiva le manutenzioni delle macchine, cioè senza aspettare che la macchina si guasti e sottostare quindi ad onerosi fermi macchina (Moduli EWO, Machine Ledger)
  • Migliorare la sicurezza sui luoghi di lavoro creando un sistema di catalogazione e registrazione degli infortuni che si verificano, per capire meglio dove operare per evitarne altri in futuro (Moduli S-EWO)
  • Seguire, passo passo, l’iter di progetti e monitorarne il successo o i problemi (Early Equipment Management System)
  • Creare la base di conoscenza per l’utilizzo di sistemi di Intelligenza artificiale (A.I.O.C.A.P.)

 

Ovviamente, non è necessario coprire tutte queste attività. Dipende dal tipo di azienda e di prodotto. Verosimilmente, un’azienda di grandi dimensioni è facile che si trovi a dover gestire un po’ tutte le voci che abbiamo citato.

 

Ricapitolando

Riassumiamo: cosa deve fare un’azienda moderna per poter tenere il passo dei competitors?

  1. Deve avere una visione di largo respiro: dove sarò tra 10, 20, 30…n. anni?
  2. Organizzare in maniera strutturale il proprio flusso produttivo in maniera da restituire al cliente più valore possibile
  3. Investire in sviluppo: oggi vuol dire investire nella digitalizzazione
  4. Creare un network aziendale smart e integrato
  5. Sfruttare la tecnologia per accedere a grandi moli di dati: sull’efficienza produttiva, i consumi energetici, le manutenzioni, la qualità, le performance del processo, la sicurezza dei lavoratori
  6. Automatizzare i processi
  7. Eliminare gli sprechi

 

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