Mi scuserà Robert Pirsig per questa citazione (non è la prima volta credo in questo Smart Factory Blog)…, ma quando si parla di manutenzioni, il pensiero va sempre alla sua grande opera sulla metafisica della Qualità.

Robert Pirsig, padre della Metafisica della Qualità

Robert Pirsig, padre della Metafisica della Qualità

In effetti parlare di manutenzione porta comunque ad affrontare anche il tema della qualità: se ti prendi cura delle cose, queste dureranno di più.

 

E vale anche per i rapporti umani, aggiungeremmo.

Jeremy Bentham, filosofo e giurista inglese

Jeremy Bentham, filosofo e giurista inglese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il filosofo e giurista inglese Jeremy Bentham, fondatore dell’Utilitarismo, afferma che questa sia “quella dottrina che accetta come fondamento della morale l’utilità, o il principio della massima felicità:  le azioni sono lecite in quanto tendono a promuovere la felicità e illecite se tendono a generare il suo opposto”.

Parafrasandolo potemmo dire che le azioni con “più qualità” (lecite) si traducono in “maggiore efficienza” (maggiore felicità), la quale costituisce l’obiettivo ultimo di qualsiasi metodologia sul miglioramento continuo (lean production, WCM, ecc..).

Ludwig Mies van der Rohe, architetto

Ludwig Mies van der Rohe, architetto

 

 

Tutte queste metodologie hanno portato negli anni, alla generazione di processi produttivi sempre più raffinati: meccanismi perfetti progettati secondo il detto di Ludwig Mies van der Rohe: “Dio è nei dettagli”.

 

 

Ci si è presi cura dell’ambiente di lavoro, in maniera da migliorare sia la qualità della vita lavorativa dell’operatore, sia l’efficienza, ponendo tutti gli strumenti a portata di mano; si sono vagliati grandi quantità di dati (big data) per capire quali fossero i fattori impedenti il raggiungimento di obiettivi di efficienza: il flusso del processo troppo lento? Troppi scarti? Troppi fermi macchina?

Su quest’ultimo punto ci soffermeremo in questo articolo, perché un elevato numero di fermi macchina dipendono quasi sempre da guasti, quindi da problemi di manutenzione.

 

La partita più importante

Tutti gli altri aspetti che abbiamo citato sono, tutto sommato, facilmente gestibili: un fermo macchina, invece, si traduce in produzione ferma e costi extra per la manutenzione.

Potremmo paragonare uno stabilimento moderno alla Formula 1. Avete presente la perfezione di un pit stop? Potremmo anche immaginare la precisione maniacale con la quale vengono studiati i minimi particolari, ancora prima di scendere in pista.

Tutta questa perfezione ha molti pro, ma talvolta qualche contro: in un ambiente ottimizzato fino all’esasperazione, spesso non c’è spazio per i “Piani B”. Risultato? Un fermo macchina ha un impatto più significativo oggi, rispetto al passato.

Se a questo aggiungiamo il fatto che oggi, grazie all’automazione sempre più protagonista, è aumentato il numero di macchine coinvolto nel processo produttivo, capiamo facilmente come la partita più importante si giochi proprio sul campo delle manutenzioni.

Per far sì che le manutenzioni non costituiscano il tallone d’Achille di tutti i nostri sforzi per conseguire il miglioramento continuo, bisogna arrivare a gestire le manutenzioni nella maniera più avanzata ed integrata possibile.

 

Gradi di manutenzione e strumenti

Il tema delle manutenzioni, come citato altre volte in questo Smart Factory Blog, si può affrontare con diversi livelli di complessità ed efficacia. Dipende quanto respiro vogliamo dare alla nostra ricerca del miglioramento continuo.

Per un approfondimento, rimandiamo all’articolo “Dalla Manutenzione Autonoma a quella professionale”, già edito in questo Blog.

Qui ci limitiamo a fare una veloce sintesi, sotto forma di elenco, dei vari tipi di manutenzione e degli strumenti ad esse associati:

  • Manutenzione Reattiva
  • Manutenzione Proattiva
  • Manutenzione Preventiva
  • Manutenzione Predittiva

 

Il ventaglio di strumenti a disposizione del responsabile delle manutenzioni, sono i seguenti:

  • Ticket: Manutenzione Reattiva
  • CIL (Clean Inspection Lubrication): Manutenzione Preventiva
  • Modulo EWO: Manutenzione Reattiva, ma anche Proattiva, in quanto le informazioni collezionate servono poi a prevenire il ripetersi di problemi simili
  • CBM (Conditional Based Maintenance): costituisce la premessa per la Manutenzione predittiva

 

Ma lo strumento principe in grado di fare da collettore di tutti questi tool è il Machine Ledger.

Attraverso il Machine Ledger è possibile avere sotto mano il piano delle manutenzioni mostrando a calendario tutti gli interventi di manutenzione: da quelli schedulate, a quelli dovuti a guasti ecc… Può infine restituire importanti KPI relativi a tutti i dati storicizzati.

Visto che sia il Machine Ledger che i vari strumenti per la manutenzione sono stati ampiamente trattati in altra sede, andiamo ora ad approfondire il tema della CBM (Conditional Based Maintenance), anche perché abbiamo iniziato a parlare di Qualità e questo tipo di manutenzione costituisce, senza ombra di dubbio, quella portatrice di maggiore qualità.

 

CBM – Conditional Based Maintenance

Partendo dal fatto che ogni macchina viene scissa in sottoinsiemi sino ad arrivare al singolo componente (è questa la caratteristiche fondante del Machine Ledger), questo tipo di manutenzione ha come obiettivo di stimare il tempo di vita rimanente del singolo componente della macchina, attraverso l’acquisizione di informazioni durante il funzionamento.

A questo scopo vengono configurate un set di variabili che il sistema poi va a monitorare.

 

CMB - settaggio delle variabili

CMB – settaggio delle variabili

 

Partendo dalle variabili monitorate si possono costruire dei modelli matematici più o meno complessi che restituiscono alert o warning al superamento di determinate soglie (Out Of Control).

A seguito di questi eventi fuori controllo (OOC), il sistema pianifica interventi di manutenzione direttamente sul Machine Ledger.

 

Dall'OOC al Machine Ledger

Dall’OOC al Machine Ledger

 

Appare chiaro come questo tipo di conoscenza, potenziata dall’Intelligenza Artificiale, sia la premessa per un tipo manutenzione che possiamo chiamare predittiva. Cioè abbiamo la possibilità di predire quando mancherà poco all’evento guasto in un dato componente. Questo ci regala almeno 4 vantaggi:

  • Sfruttare al massimo un componente, ma senza giungere alla sua rottura
  • Mantenere al meglio un componente al fine di allungarne la vita
  • Evitare rotture improvvise che ci colgano impreparati (reperibilità immediata del manutentore non scontata) e quindi si traducano in fermi macchina più lunghi del previsto
  • Prepararci al meglio alla manutenzione, ottimizzando i tempi dei fermi o, in alcuni casi, scongiurandoli del tutto

 

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