Sono sotto gli occhi di tutti le conseguenze negative della pandemia che ci ha colpito in questo 2020.

Mesi di lockdown e tante difficoltà anche attuali, hanno indubbiamente arrestato o rallentato tante iniziative, tanti progetti, rimandato appuntamenti, eventi e fiere.

Una crisi che ha colpito i vari settori in maniera eterogenea: alcuni non hanno risentito molto grazie all’opportunità dello smartworking, altri sono stati messi letteralmente in ginocchio, come ad esempio il turismo e la ristorazione.

Anche la produzione industriale ha subito danni economici rilevanti laddove è stato necessario fermare gli stabilimenti e riorganizzare completamente gli spazi e i luoghi di lavoro per renderli sicuri nei confronti del pericolo di contagio.

Il COVID 19 è un problema. Come tutti i problemi presuppongono una soluzione, che non coincide in maniera esclusiva con la realizzazione di un vaccino.

Una soluzione c’è sempre, perché c’è sempre una reazione.

Il mondo in questo caso si è comportato e si sta comportando come un organismo vivente: si sta adattando. Con dolore e fatica, ma si sta adattando.

Questo processo di adattamento, questa corsa al “meglio”, è un po’ lo stesso processo che troviamo nella teoria darwiniana, e che è alla base del concetto di selezione naturale.

Le specie, naturalmente tendono verso ciò che funziona meglio.

Questo cambiamento non è quasi mai graduale, ma procede per salti, traumi, che portano ad una accelerazione improvvisa verso una direzione, quella più funzionale.

In questo senso, la pandemia del COVID, ha lavorato come acceleratore di processi che erano già in nuce: la digitalizzazione, la comunicazione da remoto, la mobilità degli strumenti di comunicazione, il Cloud, l’Internet of Things.

Per accelerare i processi, questi devono passare da uno status di “miglioramento” a quello di “necessità”.

Ed è quello che è successo.

Aziende che lavoravano in smartworking, esistevano anche prima. Una nicchia. Persone che lavoravano in mobilità esistevano già: erano talmente pochi che li chiamavamo “nomadi digitali”. Professionisti costantemente connessi con sistemi di video conference, li avevamo anche prima, in genere manager.

Ora, lavorare in regime di smartworking o prevederne la modalità, è necessario. Riuscire a lavorare “senza un ufficio” è necessario. Non solo per il manager o per il “nomade digitale”, ma per tutti.

E nel mondo industriale?

Nel mondo industriale che si stava, piano piano, sempre più automatizzando, questo processo sta ricevendo e riceverà un notevole boost.

Questo per una molteplicità di motivi:

  1. Prima di tutti si vorrà capitalizzare quanto si è dovuto fare in questo periodo per limitare i danni del lockdown. Questo periodo ci ha costretto di testare soluzioni diverse, per lo più digitali. Soluzioni che si sono rivelate non delle mere toppe, ma qualcosa che rappresenta un reale miglioramento.
  2. La digitalizzazione, la comunicazione da remoto, la diffusione, condivisione dei dati grazie al cloud,… tutto questo consente di essere indipendenti dagli eventi, emancipandoci da location o device particolari
  3. Fuori dalla logica dell’emergenza, si sono attivati tutta una serie di processi atti ad informatizzare ogni aspetto del flusso produttivo, dalla logistica, alla produzione, alla manutenzione.

Tutta questa digitalizzazione costituisce un salto in avanti notevole, una pietra miliare nella storia di molte aziende: il COVID verrà ricordato da qualsiasi professionista come lo spartiacque tra un prima e un dopo.

L’impulso dell’automazione

Informatizzazione e digitalizzazione… nel mondo industriale finiscono per diventare sinonimo di automazione.

Si tratta di un processo già insito nella rivoluzione 4.0, ma che sino ad ora è sembrato riguardare solo le grandi aziende, sempre sensibili all’innovazione e alla competitività, ma soprattutto in grado di investire in maniera importante.

Il Piano Industria 4.0 aveva sicuramente l’obiettivo di diffondere quanto più possibile la possibilità per tutti di affrontare importanti cambiamenti in tema non solo di macchinari, ma anche di organizzazione e mindset.

Un cambiamento lento, così come lo è, praticamente per definizione, il concetto di miglioramento continuo.

La recente pandemia e lo sconvolgimento sociale che ha comportato ha accelerato questo processo rendendolo protagonisti dei trend del futuro.

Tra questi infatti troviamo ovviamente gli investimenti per la ricerca medica, lo smartworking e il telelavoro, i pagamenti elettronici, lo shopping online e, ultima ma non ultima, la robotica e la digitalizzazione.

Non a caso le maggiori società a livello mondiale appartengono tutte al settore hi-tech: produttori di software, hardware, database, infrastrutture spingono l’innovazione in tutti i settori collegati. In questo senso la robotica e l’automazione industriale stanno ricevendo grande impulso.

Con un’enfasi così forte sull’automazione, assurgono a temi strategici per l’efficienza produttiva, quelli della manutenzione e della movimentazione di robot o AGV.

Proprio il settore della manutenzione risulta ancora oggi gestito in maniera poco smart, facendo leva su strumenti tradizionali e obsoleti come può esserlo un Machine ledger organizzato con un file excel.

Il futuro, oggi

Le parole chiave del futuro saranno: integrazione, sinergia,  condivisione, predittivo.

Il futuro, ad esempio, sta nell’implementazione di un sistema totalmente digitale, in cloud, condiviso ed integrato tra fornitore delle macchine ed utilizzatore finale, in una sinergia utile a tutti e che soprattutto migliora di molto la qualità dell’assistenza, cioè della manutenzione professionale e potenzia moltissimo quella che chiamiamo manutenzione autonoma, cioè tutte quelle operazioni che possono essere fatte in autonomia dagli operatori, periodicamente. L’enorme mole di dati, che un sistema del genere è in grado di acquisire perché integrato anche col processo produttivo (OEE), resta a disposizione dell’intelligenza artificiale e del machine learning, che fanno il resto, riuscendo così a giungere a quella che possiamo chiamare una manutenzione predittiva, quindi con ulteriori tagli degli sprechi.

     

     

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