Infortuni sul lavoro: strumenti (software) per la prevenzione

TAG: #SICUREZZA #PREVENZIONE #INFORTUNI #WORLDCLASSMANUFACTURING #S-EWO #ZERORISCHI

In questo nuovo appuntamento con la nostra newsletter affrontiamo un tema cruciale come quello degli infortuni sui luoghi di lavoro.

Si tratta di un argomento purtroppo sempre attuale, nonostante la quarta rivoluzione industriale e processi produttivi sempre più automatizzati: e forse proprio per questo, il reiterarsi degli incidenti sul lavoro, ci fa restare più sgomenti che in passato.

La tecnologia, da sempre alleata dell’uomo, oggi, ha degli strumenti utili ad analizzare le cause degli infortuni e quindi a prevenirli. Sta a noi conoscerli e saperli utilizzare, per conseguire quell’obiettivo che tutti si auspicano: un ambiente di lavoro a #zerorischi

Buona lettura.

 

Un po’ di numeri

Caroline Myss

“Guarire significa agire, non è un evento passivo”. Caroline Myss

Incominciamo con un po’ di numeri. I numeri hanno il dono di non essere opinabili. E soprattutto, se messi in relazione, mostrano anche un trend.

Parliamo ovviamente del numero annuo di incidenti sui luoghi di lavoro.

Tutto farebbe pensare che il luogo di lavoro oggi possa essere più sicuro che in passato: lo sviluppo tecnologico; le conquiste in tema di diritti dei lavoratori; la sempre più crescente sensibilità nei confronti di temi come il benessere aziendale volano di maggiore produttività…

Ma non è così.

In realtà, i numeri tradiscono queste aspettative.

Dati Inail della fine del novembre 2018:

  • Le denunce di infortunio nel corso del 2018 sono state 261: +0,9% (635.433) rispetto all’anno passato
  • Gli infortuni mortali sono stati 133: +10,1% (104) rispetto al 2017

 

I primi tre mesi del 2019, le denunce di infortuni sono già aumentate del +1,9% (157.715 vs 154.820),

rispetto allo stesso periodo del 2018.

 

Altri numeri riferiti alla geografia degli infortuni, ci rivelano che gli incrementi si hanno soprattutto nelle zone più industrializzate:

  • Nord-Ovest (+1,1%)
  • Nord-Est (+2,2%)
  • Sud (+0,8%)
  • Centro (-0,8%)
  • Isole (-1,0%)

 

Infine, le classi di età più colpite sono i meno esperti e i più anziani:

  • fino a 34 anni (+4,0%)
  • tra i 55 e i 74 anni (+3,2%)
  • 35-44 anni (-3,7%)
  • 45-54 anni (-0,9%)

 

Nel 2018 sono aumentate anche le denunce di malattie professionali protocollate dall’Inail: +2,5%, pari a 1.456 casi in più rispetto all’anno precedente (da 58.129 a 59.585).

La malattia professionale va anch’essa considerata il frutto malefico di un ambiente non idoneo ad accogliere, in tutta sicurezza, l’attività professionale delle persone.

 

I costi degli infortuni

Sembra un’operazione un po’ cinica quella di parlare dei costi per le aziende generati dall’infortunio di un dipendente. Forse lo è, ma parlare anche di questo aspetto fornisce sicuramente un argomento in più (più efficace?), a favore della promozione di azioni di prevenzione.

L’infortunato costa: quindi, laddove non arriva una naturale sensibilità per la salute altrui, potrebbe arrivare questa riflessione squisitamente economica.

Ok, quanto costa?

È presto detto

I costi per l’azienda vanno distinti in due categorie:

  • Costi diretti
  • Costi indiretti

 

I costi diretti

Sono da ritenersi costi diretti, quei costi direttamente riferibili all’accaduto:

  • Costi medici: spese ospedaliere, medicinali, visite specialistiche…
  • Il costo delle ore perse dalla persona infortunata
  • Il costo della mancata produttività causata dall’eventuale fermo macchina conseguente all’incidente
  • Eventuali danni subiti dai mezzi di produzione: macchinari, attrezzature, ecc..
  • Il maggior premio pagato all’INAIL per l’infortunio
  • Eventuali sanzioni amministrative
  • Il risarcimento dei danni all’infortunato

 

I costi indiretti

  • Costi salariali: tempo perso dai colleghi di lavoro, il costo degli addetti sanitari, gli addetti tecnici per le riparazioni,
  • Integrazione dei salari
  • Costi per formare il lavoratore supplente e conseguente perdita di produttività legato alla riprogrammazione e al tempo necessario per la formazione
  • Costi per l’eventuale modifica del layout dell’ambiente di lavoro
  • Costi per l’acquisto dei DPI
  • Il costo per la ricollocazione della persona infortunata e per il recruiting
  • Perdita reputazionale
  • Costi per eventuali scioperi
  • Costi per gli straordinari necessari a recuperare il tempo perso a seguito dell’incidente
  • Costo per le attività di indagine
  • Varie ed eventuali

 

I costi indiretti possono essere di 2,5 a 4 volte i costi diretti, dipende dalla gravità dell’infortunio e dall’organizzazione aziendale.

 

Tra l’altro, l’entità dell’infortunio ha un impatto economico inversamente proporzionale alla sua gravità: meno grave è l’infortunio, maggiore sarà il rapporto dei costi indiretti su quelli diretti.

 

Viene stimato che, mediamente, un infortunio arrivi a costare all’azienda 5 volte di più rispetto ad una situazione priva di incidenti.

Esiste in rete un tool che consente di calcolare il costo di un determinato infortunio. Precisiamo che non si tratta di uno strumento ufficiale, ma, nella dichiarazione di intenti, si afferma che “serve soprattutto a stimolare una maggiore consapevolezza da parte dei datori di lavoro sull’impatto degli infortuni sul lavoro”.

Cliccando qui potete accedere a questo tool [https://www.osha.gov/dcsp/smallbusiness/safetypays/estimator.html].

 

Importanza della prevenzione

La riflessione sugli infortuni sul lavoro è indissolubilmente legata a quello sulla prevenzione.

Proprio per i discorsi fatti sino ad ora, è importante scongiurare il più possibile il manifestarsi di un evento critico, di qualsiasi entità.

E come raggiungere questo obiettivo senza fare prevenzione?

Cosa significa fare prevenzione?

È ovvio che non stiamo parlando solo di sensibilizzare i datori di lavoro e il personale attraverso la formazione: questa è importantissima, ma occorre anche che in azienda esistano strumenti concreti (che vedremo tra poco), studiati appositamente per ridurre o eliminare il manifestarsi di incidenti.

È possibile che qualcuno percepisca la prevenzione come uno spreco.

In un ambiente super-ottimizzato come quello industriale, qualcuno potrebbe chiedersi: perché fare tutta una serie di attività, procedure.. in assenza di incidenti?

È un po’ il discorso relativo alla manutenzione delle macchine: perché sostituire ogni 6 mesi un pezzo, se il pezzo è ancora buono?

La metafora delle manutenzioni ci viene in aiuto perché è un argomento molto vicino al mondo del lavoro industriale, quindi più stringente. Le manutenzioni si possono suddividere in:

  • Reattive
  • Proattive
  • Preventive
  • Predittive

 

Ora, senza entrare troppo nel merito delle differenze tra queste quattro tipologie di manutenzione, ci limiteremo a dire che la manutenzione reattiva si ha quando agiamo a seguito di una rottura, mentre quella preventiva implementa delle azioni che vadano ad impedire tale rottura.

Chi è vicino a queste tematiche sa benissimo che dei quattro tipi di prevenzione, quella reattiva non rappresenta una prassi virtuosa: una rottura significa fermo macchina; un fermo macchina significa perdita di produttività.

Quello che sembrava una maniera per spremere fino all’ultimo un macchinario, si rivela un modo per perdere guadagno.

Lo stesso discorso può essere ripetuto tale e quale per quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori: un infortunio porta tutti quei costi, diretti ed indiretti che abbiamo visto prima… altro che un fermo macchina!

 

Necessità di un’analisi degli infortuni per comprendere le criticità

In ambito industriale, ogni attività di miglioramento continuo inizia con la conoscenza. Conoscere significa quindi, ad esempio, monitorare e analizzare. Tutte le aziende manifatturiere hanno ormai implementato sistemi per il monitoraggio dell’efficienza produttiva. L’attività di monitoraggio sarà poi seguita da una seconda fase di analisi e di sintesi, utile a fornire dati strutturati sui quali basare decisioni e strategie.

Alla stessa maniera, per poter arrivare ad azioni preventive in tema di sicurezza sul lavoro, bisogna innanzitutto monitorare ed analizzare i vari accadimenti critici, in maniera da creare una sorta di base di conoscenza che ci consenta poi di capire dove e come operare.

Così come l’azienda utilizza uno strumento per acquisire i dati necessari sull’efficacia produttiva, allo stesso modo si deve attrezzare con uno strumento che consenta di creare uno storico di tutti gli infortuni che si verificano, dei luoghi in cui avvengono, delle cause, delle situazioni, le parti del corpo interessate, la gravità dell’infortunio, ecc…

Naturalmente non stiamo parlando della realizzazione di un sofisticatissimo file excel…

 

Il World Class Manufacturing e il Pilastro della Sicurezza

Il tema della sicurezza è ormai diffusamente percepito come cruciale, tant’è che nella innovativa metodologia del World Class Manufacturing, “Safety” costituisce uno dei 10 pilastri (il primo!).

 

World Class Manufacturing

World Class Manufacturing

 

Il WCM attribuisce grande importanza alla salute e sicurezza sul lavoro: questi due valori devono entrare a pieno titolo nel modello di business delle aziende.

I principi basilari del primo pilastro WCM sono:

  • Un requisito del miglioramento è il coinvolgimento di tutti;
  • la prevenzione degli infortuni costituisce un “valore” assoluto;
  • tutti devono rispettare ed esigere il rispetto delle regole;
  • le anomalie devono essere poste in evidenza;
  • i principi devono essere applicati con costanza e rigore.

 

Gli obiettivi dichiarati del pilastro “Safety” sono:

  • riduzione/eliminazione di infortuni e malattie professionali
  • riduzione/eliminazione dell’assenteismo
  • miglioramento dello spazio di lavoro
  • miglioramento del rapporto con i lavoratori
  • maggiore coinvolgimento della Direzione e dei lavoratori
  • processo di integrazione e condivisione degli obiettivi

 

Ed ora vediamo uno degli strumenti che il WCM prevede per raggiungere questi obiettivi: i moduli S-EWO (Safety Emergency Work Order).

 

I Moduli S-EWO: cosa sono e come funzionano

La metafora delle manutenzioni che abbiamo utilizzato prima, risulta ancora più calzante se pensiamo che uno degli strumenti WCM dedicato alle manutenzioni è costituito dai moduli EWO (Emergency Work Order). In pratica, la stessa logica utilizzata per le macchine (un intervento di emergenza) viene utilizzato nel caso di incidenti agli operatori.

Detto così sembra quasi che i moduli S-EWO costituiscano semplicemente uno strumento di riparazione, una misura reattiva. In realtà, come vedremo, ci sarà anche la possibilità di dare evidenza a situazioni potenzialmente pericolose, e quindi di agire in maniera proattiva, preventiva, infine predittiva.

Quand’è che viene utilizzato lo strumento S-EWO e in quali modalità?

L’applicazione software S-EWO, che sarà evidentemente fruibile sia da una postazione desktop che da una mobile (ad esempio un tablet), andrà utilizzata tutte le volte che:

  • avviene un infortunio
  • viene individuato un potenziale pericolo

 

Nel primo caso, l’ASPP o il preposto a questo tipo di mansione, andrà a generare un nuovo modulo S-EWO. Nel fare questo andrà a registrare i seguenti dati:

  • luogo dell’incidente (sede, postazione)
  • identità dell’infortunato
  • identità del o dei testimoni
  • data e ora dell’infortunio, della chiamata e della compilazione
  • Gravità dell’infortunio
  • Descrizione dell’infortunio estesa
  • Descrizione dell’infortunio sintetica (Che cosa, quando, dove, chi, quale, come)
  • Giorni certificati
  • Parti del copro interessate
  • Dichiarazioni dell’infortunato
  • Foto documentali
  • Analisi 5 why
  • Descrizione della contromisura proposta
  • Data stimata per la soluzione del problema

 

Schermata Modulo S-EWO

Schermata 01 Modulo S-EWO

Schermata Modulo S-EWO

Schermata 02 Modulo S-EWO

 

Schermata Modulo S-EWO

Schermata 03 Modulo S-EWO

Come vediamo si tratta di prendere nota di un numero considerevole di informazioni, preziosissime per comprendere cosa sia successo e capire cosa fare perché l’incidente non si ripeta.

Gli ultimi due punti infatti, fanno sì che quanto di negativo accaduto risulti utile affinché si migliori la sicurezza generale del luogo di lavoro e della situazione particolare in cui l’incidente si è manifestato.

Oltre alla segnalazione di infortuni avvenuti, il modulo S-EWO, come anticipato, prevede anche uno strumento (che in alcuni casi può prendere il nome di TAG), che consente di prevenire l’incidente.

Quando qualcuno si accorge di un potenziale pericolo (una scala scivolosa, un pezzo di lamiera sporgente, ecc…) può segnalarlo all’ASPP o al preposto, il quale potrà andare a compilare un TAG: alla compilazione seguirà una o più azioni, atte a scongiurare il futuro concretizzarsi del problema.

 

Come tutti gli strumenti WCM, lo scopo è quello di azzerare gli sprechi. La sicurezza, come abbiamo visto, è sicuramente un tema che, se trascurato, può portare molti più sprechi di quanto si possa pensare.

 

Per approfondire meglio l’argomento potete trovare informazioni più dettagliate sulla pagina del sito NeXT dedicata al prodotto software “Modulo S-EWO”: https://mynext.it/industria-4-0/modulo-sewo-wcm/

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