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Dai sogni alla realtà

Come spesso è accaduto nella Storia umana, la mente ha viaggiato più avanti nel tempo di quanto abbiano fatto gli strumenti necessari a realizzare ciò che si immaginava.

Abbiamo chiamato i personaggi più prolifici in questi “viaggi”, visionari.

Qualcuno è rimasto tale, perché troppo avanti rispetto ai propri tempi; altri, nati invece nel momento giusto, si sono trasformati in maniera naturale in imprenditori, portatori di grande innovazione.

Che significa nascere nel “momento giusto”?

Il momento giusto è quando si verifica un allineamento perfetto tra ciò che riesci ad immaginare e la comparsa di tecnologie abilitanti. Questo ti consente di immaginare cose, sì nuove, ma che puoi realizzare in maniera relativamente semplice. Al contrario, le idee dei cosiddetti “visionari”, vengono realizzate da altri, secoli dopo.

 

Dalla Lean production, alla quarta rivoluzione industriale… ad oggi

La Lean production ha le sue radici nel secondo dopoguerra. Nasce dal Toyota Production System (TPS), negli stabilimenti Toyota e via via si sviluppa e trasforma in altre metodologie contigue, fino ad arrivare alla più recente World Class Manufacturing.

Si tratta di una metodologia che porta ad una razionalizzazione dei processi ed ha come obiettivo primario la forte riduzione o, in qualche caso, l’eliminazione degli sprechi.

Si tratta di principi metodologici, non hanno nulla a che fare con la tecnologia.

La rivoluzione della Lean production, e che costituisce il vero valore che ci ha lasciato in eredità, è il passaggio da una logica push ad una di tipo pull.

Ovvero: è il cliente che è al centro, è il cliente che determina il mercato.

Ed è precisamente quello che accade oggi, con l’enfasi che viene data ai dati e che ci ha fatto parlare di approccio data driven.

I dati che influenzano, determinano il processo decisionale, orientano le strategie aziendali, determinano i prezzi.

 

Con la Lean production il cliente si è posto al centro..

E non si è più spostato da lì.

 

In mezzo c’è stata la quarta rivoluzione industriale, nota come “Industria 4.0” che non è stato altro che un mostrare tutta l’artiglieria pesante della tecnologia disponibile intorno al primo decennio degli anni duemila (il termine “Industria 4.0” è stato usato la prima volta nel 2011 alla Fiera di Hannover).

Un elenco di tecnologie abilitanti mai viste prima: dal cloud, all’IoT, ai Big data, la stampa 3D, al digital twin, alla cyber security, alla realtà aumentata, all’automazione e la robotica.

Tecnologie che si sono innestate sui principi della Lean production o del WCM andando ad amplificare enormemente i benefici di questi principi e portando a risultati che hanno fatto la differenza per il successo di moltissime aziende che si sono dimostrate al passo coi tempi.

 

L’approccio data driven

Come abbiamo detto, l’approccio data driven eredita il concetto di cliente al centro della Lean production.

In che senso?

Nel senso che le decisioni vengono basate sulla realtà di dati che arrivano dal cliente, affinché esse riescano ad essere aderenti ai suoi desideri. Infatti le strategie data driven sono state utilizzate per la prima volta in ambito marketing.

E in ambito industriale?

In ambito industriale l’approccio data driven può avere attuazione in una duplice maniera:

  • nello scenario della mass customization
  • nello scenario del continuous improvement, ovvero il miglioramento del processo

Nel primo caso i dati provengono direttamente dal cliente e andranno a determinare direttamente la produzione; nel secondo caso i dati arrivano dal processo e andranno ad influenzare le decisioni per migliorare le performances e la lotta agli sprechi.

Analizziamo questi due scenari nel dettaglio.

 

La mass customization

Il concetto di mass customization è la rivoluzione più importante, tutta contemporanea, dai tempi di Henry Ford e della sua rivoluzione della mass production.

È l’apoteosi del concetto di data driven.

La mass customization prevede l’utilizzo del feedback diretto dell’utente che si trasforma in un input al processo produttivo.

Ovviamente per far questo, a monte, si devono sincronizzare le attività operative, monitorare i processi, e implementare una produzione con una logica modulare, e un’interconnessione completa tra tutti i processi.

Tutto questo si può definire facilmente con appena due parole: Smart Factory.

In questa maniera si riesce a realizzare una personalizzazione sostenibile dal punto di vista dei costi, sia per chi produce sia per l’utente finale.

Facciamo un esempio pratico: l’utente, direttamente da un portale web, personalizza il proprio prodotto (un capo di abbigliamento, un’automobile, ecc…). La sua scelta arriva direttamente in produzione: un testo scritto sul giacchetto, un colore o un materiale particolare dei sedili dell’auto,… L’impianto si auto-setta per accogliere la richiesta: il capo viene fatto passare dalla dalla macchina apposita “che scrive” o l’auto viene fatta deviare nel reparto dove viene montato un certo tipo di sedile, o in quello dove viene applicato il colore desiderato, ecc..

Oggi si può fare. Lo stanno cominciando a fare diverse grandi aziende (ovviamente l’investimento non è ancora contenuto) soprattutto nell’ambito fashion.

 

Il miglioramento del processo

In ottica di miglioramento del processo, o meglio, del continuous improvement, l’approccio data driven, a pensarci bene, non è altro che il miglior modo per valorizzare l’enorme mole di dati che oggi siamo in grado di acquisire con relativa semplicità.

Non dobbiamo confondere il concetto data driven con la semplice acquisizione dati: l’acquisizione dati è un’attività, lo step zero; il data driven è l’intero processo di trasformazione dei dati acquisiti in qualcosa di intellegibile, per il sistema o per l’uomo.

Per essere più precisi, potremmo schematizzare il processo data driven in questa maniera:

 

Data driven

 

All’acquisizione dei dati deve seguire un’attenta analisi, analisi che può avvalersi delle più moderne tecniche di machine learning, laddove siano coinvolte migliaia di variabili come accade nei sistemi più complessi (penso al settore farmaceutico, alimentare, caratrio..). Infine la reportistica, possibilmente visual, che ha il compito di sintetizzare in maniera funzionale i risultati a disposizione.

Attraverso le informazioni che ci giungono da questo enorme flusso di dati, sono diversi i vantaggi operativi che è possibile ottenere:

  • I dati aiutano a definire in maniera più puntuale quali siano i KPI fondamentali per il proprio business.
  • I dati restituiscono una conoscenza più ampia e profonda del proprio business, consentendo alle aziende di concentrarsi su obiettivi a lungo termine (vero scopo di ogni processo di continuous improvement) anziché su guadagni veloci e a breve termine.
  • I dati consentono di identificare con anticipo le opportunità e i rischi delle nuove sfide che un’azienda pensa di intraprendere, restituendo concretezza alle attività di Ricerca & Sviluppo. È proprio il rischio, la paura di fallire, che frena le aziende nell’avviare sperimentazioni, nell’intraprendere strade nuove: i dati, se ben indirizzati, possono dirci molto sul futuro e le sue opportunità.
  • I dati (specie se supportati da modelli di deep learning) aiutano a spiegare tendenze e correlazioni tra i dati. Questo va a potenziare notevolmente anche gli strumenti di analisi dei dati e di reportistica

 

Le potenzialità del Data Driven

Abbiamo visto che l’approccio data driven mette in essere un meccanismo decisionale guidato dai dati.

Il Sistema prende i dati e genera (trasforma) altri dati, che generano altri dati, che generano altri dati.. fino a che vengono generati dati che possono essere utilizzati immediatamente per prendere delle decisioni. Si può trattare di una decisione strutturata, se presa ad esempio da un operatore umano o una decisione consistente in 1 o 0… se la decisione la prende il Sistema stesso.

Le potenzialità di un sistema del genere sono infinite. Le occasioni di creazione di valore aggiunto si moltiplicano aumentando sensibilmente la competitività delle realtà che sapranno dimostrarsi lungimiranti.

Ma coglierne le potenzialità, significa anche riconoscerne i limiti.

I dati devono essere un supporto, un mezzo, non possono diventare i decisori (tranne per limitati automatismi a basso impatto). L’uomo è colui che ha creato tutto questo. L’uomo ha quella creatività e intelligenza che gli permette di andare, quando serve e quando è utile, contro ogni dato.

Henry Ford disse: “Se avessi chiesto ai miei clienti cosa avessero voluto, avrebbero risposto un cavallo più veloce”.

Ecco, non perdiamo la capacità, tutta umana, di rompere gli schemi, laddove la Storia lo richieda.

L’era contemporanea, guidata dai dati

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